Definire Nicholas Lor e indagare il suo processo creativo non è affatto semplice, visti i molteplici fattori che contraddistinguono la sua essenza di designer: passione e meditata ricerca, creatività e innovazione, occidente e oriente.

Nato a Brescia, studia relazioni internazionali per approfondire la sua passione per l’oriente e in particolar modo la lingua e la cultura cinese. Nel 2009 inizia a frequentare il corso di Fashion e Textile Design presso la Naba, che invece gli permette di conoscere al meglio diversi ambiti del campo della moda ed in particolare quelli del textile design, dello styling e della direzione artistica.

Attento conoscitore delle manifestazioni artistiche del passato e cultore delle nuove tecnologie, Nicholas Lor sarà capace di trasportarvi in un mondo poetico e armonioso.

 

 

Ragione e istinto, cosa pesa maggiormente nel tuo modo di concepire una collezione?

Pur facendo entrambe parte del mio processo creativo, l’istintività ha spesso la meglio. Fin dall’inizio ho in mente un’idea abbastanza precisa di quel che voglio creare, in questo caso prevale l’istinto. L’elaborazione invece avviene sicuramente in maniera più lenta e ponderata. Sono una persona molto precisa ed autocritica. Nel momento in cui ho chiari gli elementi e le idee che voglio indagare attraverso la realizzazione di un progetto, entra in gioco una grande fase di ricerca ed è in quel momento che la mia mente inizia a viaggiare in lungo e largo, rischiando a volte di perdersi! Una delle prerogative della poetica e dell’estetica dei miei progetti consiste nel recupero di manifestazioni artistiche e tecniche del passato (maggiormente manuali e artigianali) reinterpretate in chiave moderna, utilizzando gli strumenti che le nuove tecnologie mettono a disposizione. I miei capi hanno origine da linee e volumi molto semplici e geometrici, tendendo a concentrarmi molto sullo studio e la realizzazione di particolari ed elaborati trattamenti tessili.

 

 

Quindi il mondo che ti circonda influisce in parte nel processo creativo o è tutto frutto di una riflessione interiore?

Sicuramente il primo step è una profonda introspezione. Ho sempre sentito l’esigenza di partire da un qualcosa che in primis sentissi completamente mio: una passione, un’intuizione, un sentimento; aprendo i cosiddetti “cassettini” della memoria e spulciando tra tutto quello che in questi anni ho visto, osservato, sentito, letto ed interiorizzato, sviscero poi quello che in quel momento sento di voler incanalare in un progetto fisico, vero e reale. Qualunque cosa si voglia creare, al giorno d’oggi il “guardarsi attorno” credo rimanga comunque un’esigenza. Sono alquanto lontano da concetti come massa e omologazione, ma creare ad occhi chiusi sarebbe stupido. La fase di ricerca è importantissima, conoscere e osservare ciò che ci circonda è sempre cosa buona e giusta, ma solitamente non è mia prerogativa creare in base alle tendenze del momento o alle esigenze che il mercato di massa impone; è invece mia peculiarità la continua indagine nei più disparati ambiti come l’arte, la fotografia, l’architettura, la grafica, il cinema e coglierne tanti piccoli e diversi input con lo scopo di creare un immaginario ben preciso.

 

 

Della moda e dell’ambito stilistico in genere quali sono gli aspetti che ti interessano di più?

Il modo in cui studio, lavoro e mi occupo di moda è per me mescolanza inevitabile di diversi ambiti, settori e discipline. Il momento storico in cui ci troviamo, la crisi economica, la perdita di identità e di valori, la difficoltà nel trovare una posizione ed una collocazione chiara e sicura nel mondo del lavoro porta inevitabilmente verso la necessità di reinventarsi continuamente e di sapersi arrangiare. Con questo non voglio intendere che sostengo “l’arte dell’improvvisazione”, anzi per me lavorare nella moda è soprattutto un’occasione per sperimentare e mettermi in gioco, non solo nell’ambito del product e textile design, ma anche nei più diversi e svariati altri ambiti strettamente collegati, come la fotografia, lo styling, il video, la computer grafica, l’ambito delle installazioni e delle manifestazioni performative, nutrendo la mia continua ed instancabile ossessione e ricerca nei confronti di fattori come movimento, tridimensionalità e trasformabilità.

 

 

Parliamo invece del tuo interesse per la cultura orientale. Cosa ti colpisce? Di quella italiana invece c’è un aspetto che senti vicino o lontanamente affine?

Rispondere a questa domanda non è semplice. Non so esattamente perché la cultura orientale mi abbia attratto più di altre; durante i miei primi tempi a Milano mi sono cimentato per due anni nello studio della lingua e della cultura cinese e questa esperienza mi ha sicuramente influenzato. Trovo molte delle manifestazioni artistiche orientali particolarmente affascinanti forse per la loro raffinatezza, delicatezza ed apparente semplicità, o forse perché ogni più piccolo elemento che fa parte di quella cultura raccoglie sempre significati profondi e altamente poetici. D’altro canto della cultura italiana mi affascina certamente l’imponente patrimonio storico e artistico che ci contraddistinguono a livello mondiale. La cultura italiana credo sia tra le più ricche, sicuramente anche a livello di moda, sartorialità e made in Italy, ma sento che in questi settori ultimamente ci sia una stagnazione e che spesso gli italiani vengano abbondantemente superati da altri in termini di innovazione e creatività. Non credo sia un fatto dovuto solamente alla crisi degli ultimi anni, ma forse alla mancanza di coraggio e voglia di mettersi in gioco. Ma non azzardatevi a privarmi del piacere della nostra buona cucina!

 

 

Per salutarci ci diresti in due parole quello che sei ora e quello che vorresti diventare invece in futuro?

In questo momento sto lavorando come stylist freelance e parallelamente porto avanti i progetti per il mio marchio. Ammetto di essere in una fase molto particolare e delicata della mia vita e sono sicuramente alla ricerca di maggiore stabilità e concretezza, come molti dei miei coetanei. È comunque importantissimo per me creare una mia particolare e riconoscibile identità attraverso la creazione di un vero e proprio immaginario dove le persone che ne gradiscono e condividono la poetica, l’estetica e il gusto possano interessarsene e in esso riconoscersi. Come anticipavo prima, sento sempre il bisogno di addentrarmi in diversi ambiti e “avere le mani in pasta” un po’ ovunque, sperando che quello che sto costruendo durante questa fase della mia vita possa in futuro diventare una realtà riconosciuta ed affermata. Dovevo rispondere in due parole? Scusate, ma sul dono della sintesi ci sto ancora lavorando!

 
 
NICHOLAS LOR fashion exhibition at WOMADE #08
Sabato 18 ottobre 2014 – Chiostri di San Barnaba (Milano)

 
 
Andrea Tata