Qual è la prima cosa che vi viene in mente se pensate alla parola “quotidianità”? Certamente qualcosa di lontano e ostile a ciò che è leggero, svincolato e libero.

 

Il difficile tentativo di riunire questi due concetti all’apparenza tanto distanti spetta a Marco Velli e al suo atto performativo: con la partecipazione dei ballerini Samuele Arisci, Giuseppe Sponzilli, Matteo Sedda e Chiara Monteverdi, viene costruita una “drammaturgia dei corpi” che si racconta attraverso una serie di gesti nello spazio. Una rappresentazione fisica di “spazio/non spazio”: si conferisce una forma al vuoto attraverso movimenti e azioni libere.

 

 

Se voleste definire o provare a immaginare ciò che vedrete in questa performance, lo scrittore Antonio Porchia può darvi una mano: “Ogni cosa esiste grazie al vuoto che la circonda.”

 

 
 
Andrea Tata