Quando studi design il mantra che ti sentirai ripetere all’infinito è “less is more”. Sebbene sia un concetto sopravvalutato e ormai logoro, c’è ancora qualcuno che riesce a realizzarlo in maniera “sana” e interessante. Giovanni Pastori è uno di questi.

 

Milanese di nascita, classe ’89 e laureato al Politecnico di Milano è un artista della carta e dell’illustrazione.

Il suo talento è quello di riuscire ad esprimere al meglio la personalità di un soggetto o un concetto attraverso mezzi concisi e diretti: linee grafiche pulite, geometrie semplici, cromie e pezzi di carta trovati in giro o autoprodotti.

Collabora con diverse realtà per la realizzazione di vari progetti (Vita Magazine, per citarne uno) e autoproduzioni in campo editoriale.

 

 

Di tutti gli aspetti del design, come mai hai scelto proprio l’illustrazione?

È stato un processo naturale. Al termine dei miei studi in Industrial Design ho deciso di scommettere su ciò che mi faceva stare bene. Una decisione rischiosa, ma di cui non mi pento. Ho frequentato un corso di illustrazione e lì ho scoperto un mondo di cui mi sono innamorato, sentivo di volerne fare parte. È un’avventura iniziata da poco ma già piena di soddisfazioni. Nelle mie illustrazioni è comunque presente il design, l’architettura e l’arte che ho amato nel mio percorso di studi e di vita.

 

 

Che tipo di interazione cerchi con la persona che entra in contatto con i tuoi lavori?

Mi piace giocare con la fantasia delle persone. L’illustrazione editoriale è legata a un testo. Io cerco sempre di raccontare una storia, la mia versione, interpretare, aprire a scenari che vadano oltre al testo e al linguaggio didascalico, legati a esperienze comuni o personali, chiedendo al lettore di fare lo stesso.

 

 

Il tuo stile è da sempre minimo e diretto o è frutto di un percorso di “pulizia”?

Il disegno “pulito” mi riordina la mente. Mi piace ma non mi ci identifico pienamente; si tratta di un percorso ancora in atto, non mi sono ancora fissato su un tratto definitivo. Ricerco il mio stile nella costanza del lavoro, nell’influenza dei maestri antichi e contemporanei e nelle nuove tendenze. Un mix.

 

 

Come abbiamo detto hai lavorato e lavori con diversi zines e realtà editoriali, ma c’è qualche collaborazione o progetto personale che vorresti portare avanti al di fuori di questi campi?

Mi affascinano l’industria discografica e della moda per la loro potenza comunicativa e mi piacerebbe collaborare a progetti in questi ambiti, ma ritengo che tutto sia illustrabile. Un amico svedese, Konrad Bialowas, mi ha chiesto di collaborare a un progetto di arredo e prodotto per la design week al Sectie C di Eindhiven in autunno. Perché no?

 

 

Concludiamo con la domanda più banale che si possa fare sul futuro: come ti vedi da qui a 10 anni?

Circondato da belle persone e belle cose, sempre disegnando.

 
Andrea Tata
 
 

Sabato 16 marzo 2013 @ WOMADE #6

CHIOSTRI di SAN BARNABA – Via San Barnaba 48, MILANO (P.ta Romana)