Vivere in una macrocittà non sempre è l’unica possibilità di eccellere e farsi conoscere in campo artistico. Nicola Alessandrini vive e lavora vicino Macerata e da lì è riuscito a rendere noto il suo lavoro di illustratore alternato a quello di graphic designer per la moda e l’animazione.

Dopo un diploma nel 2002 presso l’Accademia di Belle Arti di Macerata, lavora attivamente nella parte underground del mondo artistico nazionale e internazionale collaborando con gallerie, festival e riviste indipendenti.

 

Come sei riuscito a farti conoscere a livello sia nazionale che internazionale da una realtà locale come quella di Macerata?

Penso di aver avuto la fortuna e la capacità di incontrare e creare bellissimi rapporti con moltissime persone in Italia e nel mondo, siano curatori, galleristi, artisti, persone interessate o amici, che hanno creduto nel mio lavoro e mi hanno permesso di farlo andare in circolo. Sicuramente in un momento in cui le idee e i contenuti possono raggiungere chiunque dovunque tramite la rete è stato molto più facile uscire da una piccola realtà di provincia. Da parte mia penso di aver sempre lavorato alle mie opere con amore, passione e disciplina fortissimi, e penso che a lungo andare questo mi abbia un po’ ripagato.

 

 

Quali contenuti si nascondono dentro le tue opere?

Dentro al mio lavoro ci sono dei contenuti ricorrenti che cerco di indagare gettando degli spunti di riflessione, degli indizi visivi, degli interrogativi: non amo produrre lavori che contengano all’interno dei messaggi conclusi, delle storie già narrate, dei significati limpidi ma attivare una riflessione in fieri con me (in primis) e con i miei interlocutori sulle relazioni e convenzioni sociali, sull’infanzia come momento di costruzione e costrizione d’identità, sui giochi forza fra potere e masse, sulla quotidiana violenza nel confronto fra desiderio privato e bisogno pubblico, ecc, attraverso la forza e l’ambiguità d’immagini significanti e la costruzione di piccole mitologie personali.

 

 

Come definiresti il tuo modo di fare illustrazione?

Posso provare a rispondere dicendo quello che mi piace disegnare… Mi piace il manierismo esecutivo perché mi aiuta a pensare e a entrare nell’opera stessa, come mi piace a volte enfatizzare e chiudere tali pensieri in pochi segni gestuali, come un’affermazione o un diniego violento. Mi piace utilizzare linguaggi estrapolati da una forma acerba di surrealismo popolare, per rappresentare le forme metamorfiche, super, sub o trans-umane dei nostri desideri e incubi collettivi. Mi piacciono le commistioni e le ibridazioni di generi e linguaggi per un amore incondizionato nel fare.

 

 

C’è una delle tue collaborazioni che hai trovato più stimolante delle altre? 

Probabilmente, anche per un discorso di freschezza emotiva, la residenza-laboratorio a cui ho partecipato lo scorso febbraio a Cosenza. Qui ho avuto il piacere di collaborare con artisti stupendi come Lucamaleonte, David Vecchiato, Giò Pistone ed Allegra Corbo e i vari ragazzi che seguivano i nostri workshop. Lo scambio umano e artistico è stato enorme e moltissimi sono stati gli spunti di riflessione e di crescita ancora in attesa di essere snocciolati per bene dentro di me.

 

 

Quale dei tuoi progetti è quello che ti sta più a cuore?

Per ora il mio progetto principale è quello della mia vita: riuscire a divincolarmi dal lavoro d’ufficio (di cui non posso fare a meno) e trovare più tempo per lavorare in modo organico alle mie cose. Nell’utopica attesa cerco di nutrire quella fame sincera e profonda di fare (che la vita di provincia di cui sopra fomenta), gettandomi totalmente nei vari progetti in cui incappo; dai lavori sul territorio con le associazioni di cui faccio parte, a progetti di libri illustrati, dalle mostre in Italia o all’estero a sperimentazioni multimediali, da wallpainting ad illustrazioni per cd e locandine.

 

 

Andrea Tata

 
 

Sabato 16 marzo 2013 @ WOMADE #6

CHIOSTRI di SAN BARNABA – Via San Barnaba 48, MILANO (P.ta Romana)