Siamo lieti di presentarvi Behnoud Khashe, naufrago creativo natio della lontana Teheran e giunto fino a noi.

Con alle spalle una laurea in architettura presso l’American University di Cipro e una specializzazione in Fashion and Textile alla NABA di Milano, Behnoud si è concentrato su una ricerca che investe temi profondi e impegnativi come la rottura dei taboo, la denuncia sociale e un’aspra critica alla cultura islamica da cui proviene.

Nel prossimo Womade #7 presenterà un video in collaborazione con Giulio Rossini.

 

 
Cosa ti ha portato da Teheran ad arrivare infine in Italia?

L’Italia è stata la fine del mio viaggio. L’evento che mi spinse a lasciare Teheran fu l’arresto per la partecipazione a una manifestazione studentesca. Dalla mia terra giunsi in Armenia, poi arrivai nella Cipro turca dove ho proseguito gli studi ma non terminati purtroppo a causa delle grosse pressioni nate dall’omofobia. L’Italia era il paese a cui aspiravo, dato che oltre l’architettura ho sempre avuto una passione per l’abbigliamento e la lavorazione artigianale.

 

 

C’è qualcosa dei tuoi studi di architettura nella tua produzione artistica?

Certo! L’ispirazione, dalla stessa struttura degli abiti alla fantasia dei tessuti che richiamano quegli intricati e stupendi disegni geometrici che adornano le nostre moschee. La decorazione e la forma dell’architettura si proiettano sugli stessi abiti nati in quella società che gli ha dato vita. Come quelle statue greche sui cui le pieghe delle gonne lanciano un richiamo stilistico alle scanalature delle colonne doriche.

 

 

Perché hai questa forte esigenza di rompere i taboo?

Perché voglio rompere il concetto di Dio! Perché è la religione la sorgente di tutti i taboo. Non credo a ciò che divide gli uomini, che sono tutti fratelli. Voglio rompere il mito della religione monoteista, che ha creato interi sistemi economico-politici indottrinando i popoli e rendendoli schiavi di un’ unica vera entità fisica: il denaro.

 

 

Dei vari aspetti che caratterizzano la moda (e dei quali ti sei occupato) quale preferisci? Il disegno di tessuti, la realizzazione di un capo o la sua esaltazione attraverso il video?

Non so rispondere a questa domanda. Il vestito nasce nella mia mente già in movimento, quindi è proprio quel tipo di movimento che mi suggerisce il tessuto da usare e la struttura che deve avere. Il video o la foto sono il risultato della realizzazione del capo e della storia che vuole raccontare.

 

 

Quale collaborazione fatta finora hai trovato più stimolante?

Certamente le collaborazione con Romeo Gigli e Stefania Seoni. La libertà che entrambi mi hanno lasciato nei loro rispettivi ruoli mi ha aiutato creare e a lavorare al meglio. Non li ringrazierò mai abbastanza.

 

 
Behnoud Khashe exhibition at WOMADE #7
Sabato 1 Febbraio – Chiostri di San Barnaba (Milano)
 

 
Andrea Tata