Genio e follia sono gli elementi che contraddistinguono Fiuto Rama: il primo per la sorprendente capacità di prendere in prestito elementi diversissimi tra loro da stili del XX° secolo, rielaborarli e arricchirli di concetti del tutto nuovi; il secondo per una personalità estrosa e particolare che lo porta a essere un artista privo di ogni banalità o vizio di forma.

Autodidatta, vive e lavora tra Milano e Berlino. Attualmente cerca di “distruggere l’arte concettuale di maniera e intubarla in pittura d’adozione”.

 

Quali sono le origini di Fiuto Rama?

Incontro Fiuto Rama in un locale della provincia milanese e mi è chiaro fin da subito che per dialogare con lui sarà necessario afferrare al volo il meccanismo del suo “gioco”: mi ruba le frasi e le riformula a suo piacimento, le travisa; mi risponde in modi geniali, a volte al limite del comprensibile e mi ritrovo trasportata e spinta in un flusso di parole libere, di concetti senza radici che trovano significati più profondi che in un qualsiasi dialogo lineare. Street artist, figlio della contemporaneità ed erede di processi comuni a Christo e Asger Jorn, Fiuto Rama segna la nascita del primo brand poetico no-global.

 

 

Nel corso della tua formazione sei saltato qua e là tra facoltà diversissime tra loro. Curiosità? Indecisione? Noia?

Fiuto Rama è infatti “non-lineare”, imprevedibile, caotico, contraddittorio, irriverente.

 

 

Tra i diversi generi e richiami artistici presenti nel tuo lavoro quale pensi sia il più conforme a te?

L’ho già detto misterioso? sì, il mio colore preferito: il blu.

 

 

L’artista ha ancora un ruolo preciso nella realtà attuale?

L’artista dice: no, lei perché ridà valore all’altro appropriandosene. L’artista coincide con la sua Arte e la sua vita, il suo modo di relazionarsi agli altri e all’ambiente, sembrano essere un continuum della sua pratica artistica.

 

 

Cosa cerchi di ottenere con le tue opere?

In quest’ultima serie “Manopoli yo tube” (che sarà esposta all’evento HYPER MUSIC DESIGN ndr) l’artista ruba nel web immagini indistinte di una globalizzazione generalizzata e “decaratterizzante”, immagini di persone senza più una vera identità, che nasconde con la sua ormai nota logo-faccia per rinnovare su di loro un’attenzione che sembrava definitivamente persa. La logo-faccia diventa così un brand, più riconoscibile del logo di Prada e McDonald’s: Fiuto Rama utilizza i meccanismi noti ai maggiori marchi per stravolgerne con ironia il senso e la finalità.

 
Andrea Tata