La prima cosa che ti colpisce – dritto in faccia e con una forza spiazzante – degli scatti di Robyola (aka Roberta Ferlin) è l’ironia.

Sia nei ritratti che negli autoritratti non è tanto il soggetto in sé a prevalere, quanto il suo atteggiamento e la sua personalità: il candore di una ragazza dallo sguardo malizioso poco convinto, il sentirsi a proprio agio di un ragazzo dallo sguardo fisso e penetrante, il prorompente sentimento dei suoi autoritratti.

Dal 2010 a oggi è a Milano, dove ha curato diversi progetti di fotografia e video. Domani chissà..

 

 

Quando si tratta di fare un ritratto come gestisci il soggetto? Lo lasci libero o preferisci dirigerlo?

Dipende da un sacco di cose… Ad esempio se l’idea dello scatto parte dalla mia immaginazione, con una posa ben precisa, cerco di dirigere il soggetto (anche se i miei preferiti sono gli autoritratti, perché ottengo esattamente quello che voglio); nei casi in cui invece mi attrae particolarmente una persona cerco di coglierne la sua naturalezza, anche se molto spesso incontro soggetti timidi e allora cerco di buttare dentro un po’ di ironia facendoli divertire e basta.

 

 

I mille e uno personaggi dei tuoi autoritratti da cosa nascono? Sono aspetti del tuo carattere o semplici interpretazioni di ruoli?

Beh, su questo ci sarebbe da scrivere un poema! Diciamo entrambi. Amo trasformarmi in qualsiasi cosa, semplicemente perché quello che ci circonda non è altro che lo specchio di noi stessi, così provo a essere e ad avere il punto di vista di quel dato personaggio in modo da scoprire qualcosa di me che magari ancora non conoscevo.

 

 

Come definiresti la tua estetica?

Un delirio personale brillante ma ordinato.

 

 

Nel tuo lavoro c’è una forte impronta grafica. A cosa si deve questa scelta?

Per me la fotografia non è altro che un mezzo per arrivare all’immagine finale che ho in testa. La creatività oggi come oggi ha diversi di mezzi per esprimersi. Io provo un po’ di tutto.

 

 

Dici di essere molto legata all’arte, la musica e il teatro. Che relazione hanno con il tuo modo di fotografare?

Mi piace mischiarli, in tutti i sensi. Ora che mi sto approcciando ai video, appunto, vorrei provare a unire musica, recitazione e fotografia tutti in uno. Penso che la storia dell’arte sia fondamentale per un’artista, ma non parlo della storia che si studia a scuola, sui libri, costretti da qualcun altro; intendo una storia che si scopre esclusivamente con la curiosità e con la voglia di apprendere da sguardi, voci e animi passati.

 

 

Andrea Tata

 
 

Sabato 16 marzo 2013 @ WOMADE #6

CHIOSTRI di SAN BARNABA – Via San Barnaba 48, MILANO (P.ta Romana)