Irene Silvestri: WHITE MOUTHS

Irene Silvestri incarna un esperimento, la profondità unita alla creatività e alla ricerca continua. Parteciperà al nostro prossimo evento HYPER MUSIC VISION, il 28 febbraio, al Fabrique, in occasione della fashion week.

Il nome del suo brand, ‘White Mouths‘ prende spunto da un parziale anagramma fonetico di ‘without seam’, ovvero ‘senza cuciture’, riferimento a Roland Barthes e al suo ideale di sconfinato abito mistico. Un abito che racchiude in sé tutti i corpi. L’abbiamo incontrata e, tra una domanda e l’altra, abbiamo parlato di Bruno Munari, Martin Margiela, Fluxus Movement e Four Tet.

 

White Mouths _ Irene Silvestri

 

Irene, raccontaci da dove sei partita? Qual è il tuo background?

Il mio background è annoverabile nell’ambito delle Umanae Litterae. Ho intravisto nella moda un’ambiziosa prospettiva di sperimentazione dopo aver attraversato, in ambito universitario, gli aspetti filosofici, sociologici e semiotici in essa convergenti. La visione scaturita dal comprendere che la moda è un sistema simbolico, un discorso narrante il rapporto fra l’individuo e la sua identità, ha portato ad un successivo percorso artistico-tecnico, in differenti realtà accademiche tra cui la Royal Academy of Fine Arts of Antwerp e il Polimoda di Firenze, con il preciso intento di concretizzare un nuovo ‘alfabeto’ del fashion attraverso la sperimentazione visiva.

 

foto: Melissa Marcello

 

Quali artisti hanno influenzato di più la tua passione per la moda e l’arte?

Partendo dalla contemporaneità indicherei quelle figure che hanno avuto il merito di ampliare il Fashion Design ad avanguardistiche contaminazioni con l’ambito delle arti perfomative e mediatiche: figure come Henrik Vibskov, Martin Margiela, Walter Van Beirendonck come anche la matrice situazionista del Collettivo Bernadette Corporation. Il pensiero creativo di White Mouths è tuttavia fondato sulla fascinazione profonda per gruppi artistici all’origine dell’Arte Immersiva/Interattiva/ Cinetica, quali Il Gruppo T, Fluxus Movement, ‘Le macchine inutili’ di Bruno Munari, risalendo verso le interazioni linguistiche di Bruce Nauman e l’attitudine interdisciplinare, sperimentale della corrente newyorkése No Wave degli early 80’s.

 

 

Cosa cerchi attraverso il tuo lavoro che svolgi per WHITE MOUTHS? Qual è l’obiettivo più profondo che ti sei posta?

Ritengo che tanta parte della risposta che vorrei offrire sia contenuta nel nome stesso ‘White Mouths’. Si tratta di un anagramma fonetico di Without Seam ovvero Senza Cuciture, un sogno mistico descritto dal linguista francese Roland Barthes. E’ l’archetipo dell’abito sconfinato, senza interruzioni che White Mouths assume su di sé, traducendosi in un ‘compendio ludico’ per ritrovarlo : abiti modulari e trasformabili come tasselli in una interazione fra soggetti e oggetti dinamica e necessaria; una ri-descrizione dell’identità individuale e collettiva attraverso forme del codice outerwear.

 

White Mouths _Collection Campaign

 

Come si sta evolvendo il tuo progetto? Con chi collabori?

Il progetto sta evolvendo in varie direzioni, sul fronte produttivo-esecutivo White Mouths è recentemente entrato in un incubatore virtuale moda, TX3, una start up che si occuperà della produzione e vendita on-line delle prossime collezioni WM insieme a quelle di altri selezionati designers. Sotto un profilo artistico e ricerca comunicazione, White Mouths è in costante fermento grazie alle molteplici collaborazioni di quella che si sta istituendo come art-sharing community in cui convergono artisti interdisciplinari per la realizzazione di performances, installazioni, photo shootings, video. Rilevante fra i progetti è l’ uscita in progress di una fashion film web-series, pillole video per raccontare gli abiti WM.

 

White Mouths _Combo 02

 

Raccontaci in anteprima cosa stai preparando in occasione di HYPERMUSIC VISION?

Per HYPERMUSIC VISION utilizzerò una formula di presentazione binaria che vedrà la compresenza del gradiente distintivo delle performance White Mouths, ovvero corpi in interazione reciproca, e una struttura installativa, una presenza monolitica nello spazio lambita da visuals in videomapping in armonia con il concept grafico della nuova Capsule Collection in uscita. L’elemento plastico, similmente ad un catalizzatore, sarà posto in relazione nonché al centro di un circuito coordinato, seguito dalle figure, per ‘attivare’ il susseguirsi di tutte le varianti modulari di forma e combinazioni che gli outfits possono rivelare.

 

IRENE SILVESTRI - Portrait 02

foto: Imparallasse

 

HYPERMUSIC è progetto che si fonda molto sulla ricerca musicale. Quali artisti inseriresti nella tua personale colonna sonora?

In relazione alla stessa performance, sentirei di muovermi all’interno di una selezione posta in assonanza con il ‘moto circolare’ della stesso meccanismo performativo proposto da WM, traducendosi in scelte sonore sia nel senso della frammentazione-decontestualizzazione di suoni che loro relativo riassemblaggio secondo una precisa metodica che lascia però intravedere, esaltandoli, i segni delle giunture compositive: Holy Other, Nosaj Thing, Nicolas Jaar, Balam Acab, Mount Kimbie, John Talabot, Bears in Heaven, PVT, Ta-Ku, Lower Den, per un distillato di ‘note essenziali’ dark electronic, ambient, experimental house, evaporando verso la monumentale solarità di artisti quali Gold Panda, Caribou, Four Tet.

 

 
 

IRENE SILVESTRI at HYPERMUSIC VISION w/ LINDSTRØM – FREE ENTRY w/ RSVP
Sabato 28 Febbraio 2015 – FABRIQUE (Milano)

 
 

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