Toni tenebrosi e amore per i dettagli contraddistinguono il marchio Vendetta. Nato dall’intuizione di Valentina Ninatti, giovane diplomata allo IED di Milano in Textile Design, questo brand è riflesso delle molte competenze di sartoria, taglio e manipolazione dei tessuti apprese durante la sua formazione.

In seguito all’incontro con il socio Albert Candiani, ha preso forma l’ultima collezione sartoriale che, rispetto ai lavori precedenti, è connotata da una pulizia formale più decisa.

 

 

A cosa è dovuto il nome del tuo brand?

Ero alla ricerca di un nome forte e d’impatto che rimanesse impresso e avesse quella forza che volevo trasmettere. Al contempo volevo che fosse una parola italiana, perché di made in Italy stiamo parlando. Vendetta è nato in maniera praticamente virale e anche grazie al web; credo che non potrebbe aver avuto nessun altro nome.

 

 

Nei tuoi lavori si trovano diversi richiami colti, soprattutto appartenenti al mondo della letteratura. Queste citazioni sono riflesso del messaggio che vuoi comunicare con i tuoi capi o viceversa?

Le citazioni letterarie che utilizzo sono per me fondamentali per contestualizzare i capi dell’Atelier e trasmetterne il senso: ogni capo è creato immaginando un personaggio in un particolare scenario, di conseguenza la scelta del nome e della citazione adeguata sono gli unici mezzi per riuscire a trasmettere questo mondo nascosto.

 

 

Cerchi di distaccarti dalla tradizione sartoriale, di reinterpretarla o di portarla avanti?

La tradizione sartoriale è la base di partenza, senza la quale non avrebbe senso quello che facciamo oggi. Il mio obiettivo per Vendetta è cercare di salvaguardare la tradizione del made in Italy, la qualità e il nostro know how artigianale trovando una giusta commistione tra commercializzazione e industrializzazione del prodotto; c’è da dire infatti che a causa di un’estremizzazione di quest’ultima nel settore dell’abbigliamento, oggi c’è sempre meno qualità e attenzione a materiali e processi produttivi a favore di prezzi stracciati e una “bulimia” consumistica. Fare le cose fatte bene ha un suo prezzo. La qualità si paga, ma ripaga sicuramente.

 

 

Hai raccontato di avere un forte rapporto con il mondo musicale. Cosa significa esattamente?

Nella musica trovo ispirazione continua, sia a livello figurativo che a livello onirico: figurativo in senso stretto, ovvero riferito alle mie icone musicali e al loro modo di essere e di vestire, onirico invece perché è una sorta di mondo parallelo che fa scattare la mia immaginazione e i miei pensieri consentendomi di creare.

 

 

Com’è avvenuto l’incontro con il tuo socio?

Tramite amicizie in comune, c’è stato un progressivo avvicinamento reciproco. Da sempre Albert è un grande appassionato di musica, collezionista d’arte e adora tutto ciò che è bello e ha un forte contenuto creativo. Inoltre la sua azienda produce denim da generazioni e quando ho cominciato a lavorare su Vendetta la mia specialità erano proprio i trattamenti e lavaggi “fai da te” su capi denim vintage, che lo hanno notevolmente appassionato. Diciamo che da lì abbiamo iniziato a pensare seriamente di fare qualcosa insieme.

 

Andrea Tata

 
 

Sabato 16 marzo 2013 @ WOMADE #6

CHIOSTRI di SAN BARNABA – Via San Barnaba 48, MILANO (P.ta Romana)