La semplicità, la fatica e il silenzio: MATTEO GIUSEPPE PANI

Il concetto di design si è andato a diluire nel tempo: da un’iniziale sacra missione atta a gestire e ottimizzare la forma delle cose, oggi il design è semplicemente tutto ciò che riguarda qualcosa fatto da qualcuno in un ambito qualsiasi.

Matteo Giuseppe Pani si contraddistingue da questa ideologia, avendo come massima ambizione quella di creare prodotti di design socialmente utili. Designer completo – essendosi occupato di ambiti progettuali quali tipografia, branding, design editoriale, fotografia digitale e papercraft – ama integrare media diversi e ha uno stile fortemente ispirato alla tradizione sarda.

 

 

Oltre al design di prodotto ti cimenti in diversi ambiti; ti piace sperimentare o utilizzi media diversi per diversi tipi di comunicazione?

Cerco sempre di sperimentare soluzioni nuove attraverso media differenti o esplorando aree artistiche a me nuove. Mi annoio facilmente quindi cerco di evitare di rifare qualcosa che ho già fatto in passato. Cerco sempre la miglior soluzione possibile a seconda del risultato che voglio ottenere e amo le sfide: voglio fare ciò in cui le possibilità di fallimento sono maggiori. La mia ambizione è quella di poter essere (in futuro) trasversalmente completo come designer, quindi di potermi occupare con disinvoltura di tanti campi della comunicazione visiva.

 

 

Cosa hai portato della cultura sarda nel tuo lavoro?

La semplicità, le geometrie, i colori, le texture, la fatica, il silenzio.

 

 

Vista la tua concezione di prodotto, cosa ne pensi del mondo del design attuale?

Non ci capisco più nulla, credo sia un gran calderone dove si trovi di tutto. Tutto è bello e tutto è brutto, vale tutto e il contrario di tutto. Siamo tutti designer e artisti, tutti molto bravi oltretutto. Nel mio piccolo cerco di prendere ciò che secondo me è buono e facendolo mio, cerco di costruirmi un mio percorso traendo ispirazione più dal mondo dell’arte che del design.

 

 

Hai un grande maestro o una figura del design che ritieni essere per te d’ispirazione?

Stefan Sagmeister e Enzo Mari. Il primo per la sua capacità di reinventarsi, innovarsi, esser anticipatore e per il suo coraggio come designer; il secondo per la metodologia, la coerenza, la funzionalità, la semplicità e la severità. Quando sviluppo un progetto ho in mente da un lato Sagmeister che potenzialmente mi dice “stai facendo il solito progetto visto mille volte e fatto da altre 200 persone!” e dall’altro Enzo Mari che afferma “questa è la solita cazzata che non serve a nessuno!”. Ecco, avere loro 2 in mente mi spinge a migliorare i miei progetti.

 

 

Un artista invece che non appartiene al tuo campo ma che apprezzi?

Lo stilista Antonio Marras, per la capacità di contaminare la cultura dei costumi sardi e quindi per il merito che ha di rinnovare la tradizione, evitando che diventi monumentale e vecchia.

 

 
Andrea Tata
 
 
 
 

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