La terapia della sperimentazione: NOWA HUTA

Collettivo nato per affinità di gusti e a scopo terapeutico, come dicono i due stessi componenti: Livia Albanese Ginammi (esperta di grafica e animazione) e Federico Di Corato (videomaker e fotografo).

Entrambi studenti di Media Design alla Naba di Milano, hanno competenze individuali che riescono a far interagire in maniera proficua ed interessante; il frutto di questa unione è una decostruzione che arriva a qualcosa di personale e d’impatto.

 

NOWA HUTA 01

 

Da cosa deriva il nome del vostro collettivo?

Il nome Nowa Huta deriva da quello di un quartiere di Cracovia costruito in epoca comunista intorno ad un’immensa acciaieria. La scelta deriva tanto dal fatto che significhi “Nuovo Impianto” quanto dalla passione comune per la grafica polacca.

 

 

Come è avvenuto il vostro incontro e la decisione di collaborare?

Ci siamo incontrati all’università, dove, oltre a diventare molto amici, abbiamo capito che c’era una forte affinità nel nostro gusto per l’arte. Dopo ore trascorse a sfogliare cataloghi e pubblicazioni degli artisti che ci ispirano, abbiamo iniziato a sperimentare tecniche manuali come l’incisione per poi ritornare alla fotografia e al video, con cui abbiamo a che fare quotidianamente.

 

 

Cosa avete in comune? Cosa invece vi differenzia?

Federico è appassionato di cinema e ha cominciato ad occuparsi di direzione della fotografia per videoclip e progetti indipendenti, Livia si muove tra la grafica e l’animazione e ha pubblicato libri come illustratrice. Le diverse sfere di interessi creano differenti approcci allo stesso lavoro. Ci piacciono le contaminazioni di tecniche e di supporti; sicuramente condividiamo la tendenza a intraprendere strade più complicate del dovuto, cercando stimoli nel processo creativo stesso.

 

 

Come nascono le vostre sperimentazioni?

I nostri sono veri e propri tentativi. Cerchiamo di dare forma a qualcosa che abbiamo percepito essere una scintilla comune. In molti casi modificare l’oggetto di partenza significa alterarlo con ogni tecnica o procedimento necessari a raggiungere quell’immagine mentale iniziale. Tendiamo a non essere mai del tutto soddisfatti e ogni qualvolta rimettiamo mano ad un lavoro troviamo nuovi angoli da smussare, cosa che spesso ci porta a stravolgere profondamente il progetto. Le poche volte che siamo soddisfatti, lo siamo davvero in un modo speciale e questo è quello che ci spinge a continuare.

 

 

Dite di collaborare “ a scopo terapeutico”. Cosa significa?

Ci ritroviamo spesso a svendere idee ed energie per progetti stressanti e poco gratificanti, così ci promettiamo di incontrarci per dedicare un po’ di tempo a ciò che ci piace fare. La terapia è riprendere in mano gli strumenti che usiamo tutti i giorni per destinarli alla sperimentazione e alla creazione di qualcosa che ci racconti e sia veramente solo nostro.

 

 
Andrea Tata
 
 

Sabato 16 marzo 2013 @ WOMADE #6

CHIOSTRI di SAN BARNABA – Via San Barnaba 48, MILANO (P.ta Romana)