Food e grafica si sposano perfettamente nel lavoro di Anna Ferro, illustratrice e visual designer di Milano. La preparazione del cibo, lo studio dei colori e delle forme creano un’estetica che va alla ricerca del bello come riflesso del buono.

 

 

Come è nato il tuo interesse per il food e come si è espresso nel tuo lavoro?

Per me il food è innanzitutto un piacere che bramo e freno all’infinito. Il mio interesse si basa sulla contraddizione tra il desiderio e il limite: l’impulso è di desiderarlo anche dopo aver soddisfatto l’esigenza primaria di nutrirmi; è in quel momento che il cibo diventa creatività. Gli ingredienti si trasformano e attivano il processo creativo che accompagna tutta la preparazione di un piatto. C’è una connessione molto forte e stimolante tra la cucina e il mio quotidiano professionale che è fatto di trasformazione di “materia grezza” in progetti e creatività.

 

 

A livello grafico, come definiresti il tuo stile e la tua estetica?

Il mio stile è in continuo movimento. A seconda delle esperienze e degli stimoli muta, si trasforma ed evolve. Prediligo esprimermi attraverso forme semplici e ho una tendenza a ricercare un personale equilibrio morfologico che mi appaghi e mi faccia sentire “a posto”.

 

 

Pensi che il cibo sia pura alimentazione o un’esperienza che coinvolge più sensi?

Personalmente è assolutamente e innegabilmente un’esperienza multisensoriale, una combinazione infinita di sapori, colori, consistenze, aromi e anche di suoni… l’acqua che bolle, l’olio che sfrigola… che piacere!

 

 

Interessante! C’è un ricordo, un’esperienza legata al cibo o a un piatto in particolare che ti ha fatto maturare questa convinzione?

Non mi sono mai legata ad un piatto, lascio aperte le porte alle combinazioni infinite e al piacere di sorprendermi o sentirmi spiazzata dai sapori e dalle fragranze che incontro.

 

 

Infine una curiosità: preferisci mangiare o preparare per qualcuno?

Ci sono occasioni che riservo a me stessa e momenti in cui preferisco condividere il cibo che preparo. Sono esperienze di vivere il cibo molto diverse e per questo entrambe importanti per me.

 

Andrea Tata