Di tutto un pò nella vasta produzione di Flavio Scutti: dal video al digital sound, dalla fotografia alla grafica. Il tutto con una forte impronta tecnologica. Ancora adolescente inizia ad interessarsi di computer grafica, dopo l’acquisto di un Commodore Amiga. Dal 1995 in poi accresce i suoi orizzonti facendo ricerca nel campo dei linguaggi audiovisivi, attraverso lo studio di sistemi elettronici.

Dopo una serie di mostre pubbliche e un esordio nel mondo della musica con il synth pop duo “Le Rose”, nel 2011 fonda l’agenzia di produzione Postosegreto insieme ad Andrea Noce.

 

 

Molti dei tuoi video, sia come titoli che come contenuti, fanno riferimento all’elettronica. Da cosa nasce questo tua predisposizione per la tecnologia?

Sono cresciuto in una famiglia che per lavoro si occupava di questo, attribuisco tutto al fatto di essere stato a contatto con i computer fin dai primi mesi di vita.

 

 

Rispetto a un’opera di tipo “convenzionale”, una digitale immagino sia più articolata da concepire, vero?

Dai graffiti rupestri in Val Camonica alle mie opere ci sono tantissimi anni di differenza, ma nella genesi c’è sempre la necessità di esprimersi e raccontare la vita. Due cose cambiano sostanzialmente: le tecniche e i temi. Per le tecniche la difficoltà sta nella capacità di acquisirle e crearne delle nuove, ma è una normale prassi che accomuna da sempre tutti gli artisti che impostano il proprio percorso su una base di ricerca espressiva; i temi invece sono molto importanti, perché è da qui che nasce tutto, ogni giorno è diverso dall’altro e nasce sempre qualcosa di nuovo che caratterizzerà la nostra vita da lì in avanti. Anche se molto difficile da realizzare, tutti riescono a concepire un disegno di un picnic nel parco, differentemente chi sa come rappresentare una giornata trascorsa su internet? Che opera verrebbe fuori? Attualmente il tema principale delle mie opere e di altri artisti nella scena internazionale verte sul rappresentare questo stato metafisico della vita quotidiana, la vita online.

 

 

Scegli sempre cromie ed animazioni a limite dello psichedelico. È uno stile che apprezzi?

Amo tantissimo il cinema di animazione sperimentale. Per citare alcuni nomi Tom DeWitt, Pat O’Neill, Stan Brakhage e altri. C’è molto di loro nelle mie opere. L’uso di questi cromatismi psichedelici è la conseguenza di una certa ricerca spirituale. Credo sia la necessità di toccare qualcosa che è nel nostro profondo conscio e inconscio, inoltre ritengo che attualmente l’arte digitale sia la cosa più vicina alla spiritualità proprio perché non ha uno stato materico tangibile.

 

 

Se i tuoi contenuti video e digitali sono pieni di riferimenti elettronici, le tue foto sono invece molto semplici e dirette. Come questa differenza di registro?

Non ho mai amato l’eccessivo foto-ritocco. Ognuno usa la fotografia come crede, è una tecnica per creare immagini, mi metto tra quelli che pensano sia il ritratto di un istante, il modo più veloce per fissare un’emozione. Il difficile per me è rendere la stessa sensazione percepita dal colpo d’occhio in un’immagine bidimensionale. Di recente ho cominciato a fare foto semplici anche agli schermi con opere digitali, display rotti e interferenze digitali nei monitor sparsi in città; anche questo fa parte della mia quotidianità. Il risultato visivo non è molto diverso.

 

 

Tra tutti i mezzi comunicativi che hai usato, quale ritieni essere il più affine al tuo modo di fare arte?

Qualcosa a metà strada tra la matita e internet.

 

Andrea Tata

 
 

Sabato 16 marzo 2013 @ WOMADE #6

CHIOSTRI di SAN BARNABA – Via San Barnaba 48, MILANO (P.ta Romana)