C’è chi un percorso ce l’ha nel sangue, come Donato Vitone per esempio.

Dalla madre magliaia riceve fin da piccolo continui input verso il mondo della moda, che con l’età adulta raccoglie e concretizza scegliendo di frequentare l’istituto professionale con indirizzo “Abbigliamento e Moda” nel suo paese.

Col tempo passa attraverso diverse collaborazioni lavorative dagli abiti teatrali, ai capispalla fino all’abbigliamento per bambini. Ora lo troviamo a Milano, dove si sta diplomando come fashion designer donna presso l’Istituto Marangoni.

 

 

Partiamo da lontano: hai un tuo personale approccio nei confronti della moda nel suo insieme?

Non mi è mai piaciuto definirmi fashion designer, ormai è diventato un termine comune anche tra chi non lo è: basta essere invischiati con ciò che è fashion, avere qualche nozione di moda e subito si è designer! No, per me non è così. Seguo le tendenze per essere aggiornato, ma raramente mi lascio coinvolgere. Riesco a distinguere con ciò che è trash a discapito del buon gusto, che fa moda solo per vendere. La moda non è tutta la mia vita, ma ne coinvolge una gran parte. Non potrei descriverlo in altro modo.

 

 

Passare attraverso aziende tessili, atelier di costumi teatrali e abbigliamento da bambino ha segnato il tuo modo di fare moda?

Sicuramente sì, prima di tutto perché mi ha permesso di conoscere approfonditamente una realtà lavorativa che presenta un approccio lontanissimo da quello che si vede tra i banchi dell’Accademia. Grazie a questo percorso ho potuto apprendere molto di un mondo ben diverso da quello che ci propinano le copertine patinate dei magazine, che non è altro che il risultato finale. In sintesi il mio modo di “far moda” è dettato prevalentemente dalle mie radici native e culturali.

 

 

Quando concepisci una collezione, fai riferimento a una tipologia di donna in particolare o cambia di volta in volta?

Non sono mai bravo nel parlare dei miei lavori… Di solito parto da un tema che mi attira, ma tendo a perderne il controllo; finisco così per ottenere un risultato interessante, ma andato ben oltre le mie aspettative. La mia ultima collezione P/E si intitola “No Filters” e racchiude, come anche le precedenti, il mio riferimento: una donna dal gusto etereo e bon ton.

 

 

Per l’uomo invece hai mai pensato di disegnare qualcosa?

Sì, per l’uomo ho partecipato a un progetto lanciato da un’azienda produttrice di denim a livello mondiale, per cui ho sviluppato una capsule collection di pochi pezzi prettamente in denim. A dire il vero però preferisco concentrarmi principalmente sullo studio della donna.

 

DONATO VITONE

 

Dove pensi che sarà Donato da qui a 15 anni?

Bella domanda! Beh, cerco sempre di essere il più realista possibile e non sono molto pretenzioso. Come la maggior parte della gente che ha intrapreso il mio percorso, ambisco ad avere una mia attività. Spero un giorno di raccogliere quello che ho seminato in questi anni di lavoro e studio.

 

 
Donato Vitone exhibition at WOMADE #7
Sabato 1 Febbraio – Chiostri di San Barnaba (Milano)
 

 
Andrea Tata