Tre parole magiche: “c’era una volta”.. Non sappiamo bene il perché, ma queste parole hanno un potere. Un grande potere che non potranno mai possedere i grandi numeri scritti su slide. Chi di noi racconterebbe mai la sua vita come un elenco di semplici fatti? Raccontiamo emozioni, sorprese e cambiamenti. Kronos e Kairos, dicevano i greci, ossia il tempo cronologico e tempo divino che si univano in un racconto.

 

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È con queste poche convinzioni e informazioni che incontriamo i quattro soci, protagonisti di un’avventura affascinante..

 

Edgar Vallora, architetto sui generis, che si è parallelamente dedicato a mille sfaccettature della creatività: restauratore di fari in disarmo, chiesette sconsacrate, laboratori d’imballaggio d’uova; saggista musicale per Einaudi; creatore di bacheche tridimensionali, simili a quelle dei Musei di Storia Naturale, in cui fa dialogare tutti gli scarti del mondo. Più di cento scatole di reperti che lo accompagnano (scarti popolari, scarti borghesi, scarti nobili, piume fossili, conchiglie mostruose, dagherrotipi di marajà). E’ per questo che, quando il “contenitore Vallora” si è fatto stretto, ha affidato la parte creativa al suo alter ego, Pieter von Balthasar (artista di stirpe fiamminga del ‘400, dai talenti trasversali, come se fosse, lui, un discendente del terzo millennio). Sotto questo pseudonimo ha inventato decine di collezioni, mostre e “cataloghini”. Ha sentito da sempre il bisogno di appendere qualche riga di racconto all’interno delle sue opere: perché una “storia” dà un senso al quadro, al corto-circuito degli oggetti racchiusi, al mondo. La “storia” è la colonna vertebrale dell’essere umano, degli animali, degli oggetti.

 

Elena Caltarossa, da oltre 20 anni si occupa di comunicazione. Si forma come grafica con una forte attitudine verso il packaging e soluzioni innovative nell’uso della carta. ELC ADV, l’agenzia creata da Elena, si avvale di un team di professionisti della comunicazione d’impresa: creativi, esperti di marketing e PR. ELC ADV studia, progetta e realizza con creatività dal semplice logo alle campagne pubblicitarie, fino a progetti digital complessi. Grazie alla sua esperienza e capacità, ha affiancato grandi aziende come Barilla, Edison, EXPO, Ernst&Young, solo per citarne alcune.

 

E infine WONDER Baltha, chien savant, talmente importante da aver dato il nome all’Aziendina delle Storie. Si reincarnerà e sposerà Pieter, che l’attende.

 

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Apriamo l’intervista con la prima curiosità che si avverte incontrando due persone così differenti e appartenenti a mondi distanti. Come vi siete incontrati? 

Pieter: “Direi, solo apparentemente differenti, lei ha un corpo femminile, io maschile, poi tutto è opinabile (ride), ma non così distanti. Siamo amici da trent’anni, qualcosa vorrà dire. E poi gli ‘innesti’ nascono anche da piccole contaminazioni di DNA diversi. Anche i nostri mondi professionali non sono poi così lontani: hanno a che fare con l’inventività, con la fantasia, con parcelle (dei committenti) non pagate”.

 

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“Pensiamo seriamente che si possa comunicare in modo diverso con ironia e divertimento, rendendo concreti sogni e creatività”

 

Cosa pensate di avere in comune? Cosa vi unisce a livello caratteriale?

Pieter: “Anche qui direi che ci compensiamo, co-pensiamo e ci contaminiamo. Io apporto quel pizzico di sabaudità torinese e fiamminga, Elena apporta quel tanto di realismo lombardo e rapida fattività”.

Elena: “Ormai sabaudità e realismo milanese si fondono. In un’ora da Torino si arriva a Milano. Quindi ci accomuna la velocità, la voglia di giocare e di non prenderci troppo sul serio. Pensiamo seriamente che si possa comunicare in modo diverso con ironia e divertimento, rendendo concreti sogni e creatività”.

Pieter: “Poi, in definitiva, siamo un po’ strambi tutti e due. Voglia di ordine stando nel disordine. Un misto di ésprit de finesse et ésprit de géometrie (cit. Blaise Pascal ndr), lo garantiamo”.

 

Avete sempre coltivato il vostro spirito creativo? Sin da piccoli?

Elena: “Si direi di si, amo la carta e il creare da sempre. Quando ero piccola, volevo una bambola grandissima e non trovandola in commercio la creavo con lenzuola. Nella mia camera avevo una parete dove potevo disegnare e scrivere ciò che volevo. Mio padre di tanto in tanto la imbiancava e io tornavo ad avere una grande pagina da riempire”.

Pieter: “Sì, grazie a mia nonna, famosa miniaturista, che – mancandomi i giochi, i fumetti e la televisione (diktat di un padre-padrone, passato alla storia per questo) – mi ha insegnato a inventarmi i giochi: facevamo partite a scacchi con i bottoni, creavamo piccole autostrade nel giardino, dove le macchine erano dei sassi. La penso tutti i giorni con immensa gratitudine”..

 

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“Quasi sempre vedo in sogno oggetti o cose che mi affascinano. Mi sveglio, capisco che non esistono, e mi metto a realizzarle”.

 

Immaginate di poter scegliere il prossimo prodotto da inserire nei vostri “scatoli”. Quale sarebbe il vostro desiderio nascosto? Quale sarebbe il prodotto da raccontare?

Pieter: “Le idee sono tante, a decine; ma direi che potrebbe essere il tema di un prossimo incontro, evento. Tornando alla fantasia. Più le cose sono indispensabili, meno costano: in fondo il pane è tra gli alimenti meno costosi. Idem la fantasia. Basta pescare invenzioni dal “Serbatoio Cosmico” (cit. William James ndr) o dal “Mondo delle Idee” (cit. Platone ndr). Quasi sempre vedo in sogno oggetti o cose che mi affascinano. Mi sveglio, capisco che non esistono, e mi metto a realizzarle. Non c’è intuizione nell’artista o nell’artigiano creativo (personalmente preferisco questa seconda accezione), se non quella di affinare le antenne e captare.. Esiste già tutto: basta spostarsi di piano, intendo piano eterico, astrale.. Basta ascoltare..”

Elena: “Io seguo i sogni di Pieter e colgo dalla realtà suggestioni e stimoli. Le idee sono tante e per tutti. L’aziendina è democraticamente creativa”.

 

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Lo storytelling è un’arma potentissima al servizio di tutti, non solo delle aziende. Perché ancora oggi non tutti ne avvertono l’importanza? Pensate sia rischioso raccontarsi?

Pieter: “I rischi della vita sono ben altri. Raccontarsi o raccontare storie non fa alcun male, anzi: può essere terapeutico”.

Elena: “Dietro ogni persona, oggetto o prodotto, c’è una storia da raccontare.. Saperla raccontare e comunicare, è il nostro mestiere..”.

 

Qual è secondo voi l’azienda, il brand, la persona che rappresenta l’essenza dello storytelling?

Elena: “Wonder Baltha naturalmente, è un gioco come sempre”..

 

Immaginate di avere un ospite a Milano per qualche giorno. È la sua prima volta in città. In quali luoghi lo accompagnereste per raccontare la vostra storia?

Pieter e Elena: “Via Castel Morrone 19 – Via Castel Morrone 24 – Via Giulio Uberti 11. I dehor dei Bar di via Castel Morrone, con pioggia, sole, vento e l’umanità che li affolla”..

 

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Un’idea in serbo un po’ folle?

Pieter: “Ripeto, ne abbiamo a decine, di idee, ma le vedrete a breve, realizzate. E nemmeno tanto folli. Possiamo dare però un’anticipazione, di un nostro  prodotto in via di brevetto. Il titolo è INVERSUM. Apparecchio in fondo semplice, non ha richiesto interventi della Nasa. Un aggeggio grosso come un tosa-erba, che inverte il campo magnetico, e quindi la forza di gravità. Lo si può porre, ad esempio, sotto la chioma di un albero; e le foglie secche, che in autunno sono a terra, trovandosi il campo gravitazionale invertito, saranno proiettate verso l’alto e si riattaccheranno ai rami. Si eviterà il melanconico spettacolo delle portinaie che spazzano via dai marciapiedi le foglie morte; e si avranno, anche in inverno, alberi fronzuti (se pur di foglie secche). (E anche la neve, quando c’è, sarà proiettata sui rami degli alberi). Più semplice e utile e poetico di quanto potesse sembrare. Attendiamo che il Comune di Milano o i condomini interessati si facciano vivi. Avete mangiato la foglia?”.

 
 

A cura di Davie Sedini

 
 

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