La macchina fotografica come strumento di osservazione. Ha iniziato così Valerio, rendendosi conto che la fotografia è l’unico mezzo che permette di osservare da vicino il soggetto senza risultare eccessivamente invasivi.
Dopo diversi viaggi per acquisire sia esperienza che “immagini” reali, a livello professionale si è occupato di diverse collaborazioni con fotografi pubblicitari e di moda sia in Italia che all’estero.

Dal 2011 è attivo in un progetto con l’artista Laura Manfredi, dove fotografia e disegno si mescolano.

 

Cosa deve essere o avere un soggetto per essere immortalato da te?

Accade spesso che le immagini non siano invenzioni, ma dei veri e propri incontri. E’ dal bisogno di afferrare quell’incontro che nasce una fotografia. Ciò che per alcuni istanti hai intravisto e che vorresti trattenere ancora per un po’. Credo succeda a tutti. È un tentativo per infrangere la superficie della realtà, non per amore di astrazione, ma al contrario per entrarci dentro. Non per descrivere, ma per rivelare.
E se sei onesto nel tuo rapporto con la realtà allora la realtà non è più soltanto tua.

 

 

Il tempo o più in generale gli aspetti pratici sono un ostacolo per te?

Immagino che ogni fotografo, a partire dalle proprie motivazioni, cerchi un modo per ritagliarlo, frammentarlo e –  come dicevo prima –  addirittura trattenerlo, seguendo un’alchimia molto intima. Nonostante mi trovi a mio agio con le nuove forme di fotografia legate spesso alle innovazioni tecnologiche, mi considero un tipo abbastanza “slow” e per questo la mia produzione non è particolarmente abbondante. Credo però che l’attesa così come la determinazione siano molto importanti perché aumentano la conoscenza di quello che ci sta davanti e anche di sé stessi.

 

 

Parlaci dello scatto che ti ha più colpito, in positivo o in negativo che sia.

Con buona probabilità quello che metterai in chiusura all’intervista. In negativo ovviamente.

 

 

Le foto che utilizzi nel progetto con Laura Manfredi sono molto estrananianti, al limite del desolante. Da cosa dipende questa caratteristica comune?

Il progetto che Laura ed io stiamo sviluppando vuole indagare temi diversi, ma credo che di fondo ci sia una ricerca estetica volta verso un certo tipo di compassione. Prendo in prestito le parole di uno scrittore che diceva “Dove c’è bellezza c’è compassione, per la semplice ragione che la bellezza deve morire. La bellezza muore sempre”.

 

VALERIO DONGHI

 

Hai in serbo nuovi progetti o collaborazioni per il futuro?

A febbraio dovrebbe essere inaugurata una mostra a Venezia con alcuni dei lavori della serie ‘à rebours’ sempre al fianco di Laura Manfredi. Mi piacerebbe molto cercare di creare una serie di ritratti in formato ridotto, ma è presto per parlarne. Prima c’è WOMADE #5.

 
Andrea Tata
 
 
Sabato 26 gennaio 2013 @ WOMADE #5
CHIOSTRI di SAN BARNABA
Via San Barnaba 48 – MILANO (P.ta Romana)