Già dal nome si capiscono molte cose: Nabucco Dinosaur nasce in ambito veronese da Michele Guglielmini a metà tra musica e teatro con l’intenzione di svecchiare e rendere più raggiungibile la musica classica e l’opera tramite un’ironia raffinata.

Il loro motto? “Bring coolness back into culture!”.

 

 

Da cosa nasce il vostro progetto?

Nel 2010 capitò che riuscii ad ottenere degli ottimi biglietti per il Nabucco in Arena e vi portai la ragazza che iniziavo a frequentare allora, la quale non aveva mai assistito all’opera. Dopo poco cominciò a diventare molesta e alla fine del secondo atto fui costretto a riportarla a casa. Mentre uscivo stizzito concepii l’idea di creare qualcosa che affermasse l’orgoglio di chi ha gusti ricercati, qualcosa che desse un senso di appartenenza e gridasse al mondo: “Sono ancora nel pieno della mia potenza sessuale e riesco comunque ad amare la lirica, il teatro, la poesia!”. La missione di ND fu ed è rendere “cool” contenuti culturali considerati generalmente poco giovani tramite ironia raffinata e contaminazione tra generi.

 

NABUCCO DINOSAUR - THAT'S COOLTURE

 

Che tipo di formazione hanno i componenti del vostro progetto?

A WOMADE #5 si esibirà per noi Jacopo Giacopuzzi. Jacopo ha un curriculum da ragazzo prodigio. La cosa che mi affascina di lui è la flessibilità; sono andato da lui un po’ spaventato all’idea di dovergli chiedere di eseguire qualcosa di contaminato tra classico e moderno, ma da lui ho trovato rapido conforto. Io, invece (Michele Guglielmini ndr), ho una formazione da sbandato, diviso tra un destino nell’impresa di famiglia e quello del cavaliere ramingo: a 24 anni ho deciso di prendere la via solitaria. In un’altra vita sarei stato professore di storia, ma invece sono laureando in lingue straniere e lavoro presso una web agency.

 

 

Dai brani che proponete è chiaro che la musica classica non è l’unica tipologia chevi interessa. In particolare quali apprezzate del presente e/o del passato?

Sono cresciuto ascoltando i Queen, che sono la trasposizione in chiave rock dell’opera lirica. Oltre a loro nel mio pantheon ci sono il folk di protesta del Bob Dylan giovane, i cui testi sono ciò che io considero il più alto esempio di arte volta al sociale (“Just a pawn in their game” è la mia preferita), l’onirismo del maestro Battiato e tutte le arie e sinfonie più solenni ed esaltanti del repertorio classico europeo, di quelle che ti elevano e scuotono dentro; per citarne due: “Ode an die Freude” di Beethoven e “Walkürenritt” di Wagner. Ma amo anche la contaminazione di generi e sono un onnivoro della musica. Nella mia playlist dopo Puccini puoi trovare la feroce Azealia Banks.

 

 

Cosa ne pensate dell’offerta musicale – anche per quanto riguarda l’opera – che si può trovare oggi?

Non sono critico del mass market mondiale della musica. Il 2012 ha visto gonfiarsi due fenomeni pop che hanno avuto un effetto dirompente a livello internazionale: Carly Rae Jepsen e PSY. L’una con un refrain azzeccato e 20 parole, l’altro con una coreografia da pazzi e il fascino weird dell’oriente sviluppato. Bravi se riusciranno a sopravvivere ai loro pezzi. Per gli altri generi l’offerta è così vasta e ricca che ognuno può sentirsi soddisfatto. Il mondo dell’Opera è abbastanza conservatore, i registi che azzardano sono pochi ma si fanno notare, come ha fatto Robert Carsen alla Scala con il Don Giovanni nel 2011. Anche se soffro un po’ la fine dell’epoca dei titani canori, sono convinto ci sia spazio per novità.

 

 

Avete qualche progetto per il futuro da anticiparci?

Il business che l’anno scorso fu principale, ossia quello della stampa di motivi ironici ad alto spessore culturale legati al mondo della lirica, venne molto limitato dal canale di vendita ristretto che il cliente unico (merchandiser Fondazione Arena) mi garantiva. Ora, con lo sviluppo del sito web (ancora embrionale) e della pagina fb, lo spettro di potenziali clienti verrà ampliato, sopratutto all’estero dove c’è maggiore sensibilità a questi contenuti e il classico non è sinonimo di polveroso. Oltre a ciò ND potrebbe diventare un catalizzatore per giovani talenti che diventino testimoni di una “coolturizzazione” della cultura e dell’arte. Il payoff di Nabucco è infatti: “That’s coolture!”. In questa sfida sono alla ricerca di aiuto. Sono a WOMADE anche per questo.

 
Andrea Tata
 
 
Sabato 26 gennaio 2013 @ WOMADE #5
CHIOSTRI di SAN BARNABA
Via San Barnaba 48 – MILANO (P.ta Romana)