Si è recentemente concluso, alla South London Gallery di Londra, l’ultimo show dell’artista Californiana Pae White dal titolo “Too Much Night, Again”.

Già conosciuta per interventi simili, qualcuno la ricorda per alcuni dei suoi più recenti lavori. Tra questi le fluttuanti nuvole di golden pop corn e le sensuali volute di fumo alla Galleria Repetto di Milano. Per non parlare dei suoi lampadari, rivestiti di mangime per uccelli immaginari, presentati alla Biennale di Venezia nel 2009.

Tutte opere con un unico denominatore: spettacolari ambienti creati con un suggestivo intreccio di riferimenti culturali, personali ed estetici.

In “Too Much Night, Again”, l’artista Californiana utilizza 48 km di filo e due settimane di intenso e meticoloso lavoro, per installare una complessa matrice di stringhe.

In questo modo vuole ripercorrere il problema dell’insonnia di cui soffre e riflettere sulla labile mutevolezza dell’esistenza umana.
La “troppa notte” infatti, citata nel titolo, è un chiaro riferimento alla fitta nube di tenebre e ossessioni che pervade la mente di una persona che fatica a prendere sonno.
L’istallazione, come del resto anche il tema sotteso, presenta due diversi punti di vista e di riflessione: uno esterno ed uno interno.

 

Photo courtesy: © Massimo Corsini

 

La prima sensazione vissuta dal visitatore all’ingresso è quasi inspiegabile, a tratti soffocante.

Un imponente groviglio di fili tesi da parete a parete, fitti e nidificati creano alla vista un aspetto univoco, solido e tridimensionale.

 

Photo courtesy: © Massimo Corsini

 

Procedendo lentamente verso l’interno dell’istallazione, la percezione acquista mutevolezza. È possibile così decifrare la sua composizione ed i messaggi nascosti.

 

Photo courtesy: © Massimo Corsini

 

Photo courtesy: © Massimo Corsini

 

Le parole “TIGER TIME” e “UNMATTERING”, disposte frontalmente e decifrabili solo dall’interno, diventano artefici di uno spazio affascinante e complesso, dove il visitatore è chiamato a misurarsi.

Ogni lettera è lo spelling di un concetto reso in scala monumentale: la capacità delle idee effimere di prendere piede e travolgere le nostre menti nel corso della notte. Ed ancora quanto le nostre vite risultano fragili ed insignificanti (unmattering, appunto) nell’universale schema delle cose.

Dall’interno è inoltre possibile scoprire nel dettaglio la composizione di questa complessa installazione.

Ogni filo che compone le singole lettere è stato fissato ad un muro e diretto verso quello opposto. Tre i colori scelti: rosso, viola e nero a comporre la struttura.

Ogni lettera emette quindi una sua proiezione dal basso verso l’alto; ogni elemento contribuisce alla creazione della fitta e meticolosa architettura. Le parole dunque, diventano colori e sensazioni.

I colori stessi scelti per il montaggio, hanno un preciso significato: il viola e il nero, in particolare, sono un preciso riferimento alla copertina dell’album “Master of Reality” dei Black Sabbath che da piccola la terrorizzava a tal punto da costringerla a nascondere il disco ogni sera prima di andare a dormire.

Camminando attraverso l’istallazione la sensazione è quella di entrare in contatto e spiare dall’interno una mente insonne.

 

Images courtesy of Greengrassi, London. Photos by Andy Keate

 

Il percorso termina con l’ennesimo riferimento alla sua vita: una t-shirt da jogging appesa al muro. È questa l’immagine simbolo dell’inizio della sua sofferenza, iniziata con l’abbandono della pratica sportiva che preferiva. La corsa, infatti, è sempre stata parte integrante della sua attività artistica e di pensiero.

Le pile di cartoni di pizza vuoti, sono invece un tributo alle quantità di cibo poco sano consumato da lei e dal suo team durante i giorni della progettazione dell’istallazione.

Curiosi di scoprire come è stato realizzato l’itero set design dell’istallazione?

 

 
Articolo a cura di Ilaria Leone