Alberto Traversi: SPIRAL 0618

Alberto Traversi è sicuramente uno degli artisti professionisti più talentuosi e affermati con i quali abbiamo avuto l’onore di lavorare in questi anni. Una carriera in ascesa e straordinaria la sua, animata da innumerevoli collaborazioni: da Alfredo Rapetti, figlio del leggendario Mogol agli artisti del Teatro alla Scala, apparizioni al Chiambretti Night e performance in occasione del Finissage di “Energheia” mostra internazionale di arte contemporanea che ha visto la partecipazione di artisti del calibro di Abramovic, Brodsky, Beuys, Shiota, Klancic e Bela.

Il 28 febbraio, porterà in scena “SPIRAL 0618” a HYPER MUSIC VISION: performance basata sul rapporto della Sezione Aurea, considerato, sin dalla sua scoperta, la rappresentazione della legge universale dell’armonia e della bellezza attraverso la matematica.

 

Alberto Traversi - 0618 Project 1

 

Alberto, quali sono gli elementi, le esperienze, le persone che hanno plasmato maggiormente la tua carriera?

Il primo elemento è sicuramente la fortuna di essere nato in una famiglia in cui l’arte e la musica avevano un ruolo preponderante. In casa c’erano un sacco di strumenti e ho cominciato a studiarli fin da piccolissimo. Ho ancora testimonianza incisa delle mie prime esperienze compositive. Avevo undici anni, usavo due registratori a cassetta per riprodurre un buon numero di tracce, tutti gli strumenti disponibili e una vecchia radio a transistor per simulare una sorta di white noise. Ti lascio immaginare il risultato. Un’altra fortuna è stata quella di entrare per caso in un giro di amici delle medie che, pur non avendo niente a che fare con la musica accademica, passava le giornate ascoltando Klaus Schulze, Edgar Froese e i primi Kraftwerk, ma anche Virgin Prunes, Psychic Tv e Clock DVA, al massimo, visto che i Tales di Poe erano come un bibbia, qualcosa di Alan Parsons Project. Roba allegra quindi, e stiamo parlando di tredicenni. E’ una cosa di cui ancora oggi non mi capacito, cioè io sono stato cresciuto a pane, Schönberg, Cage, e Stockhausen, ma loro che male avevano fatto?!? Ovviamente scherzo. Poi nel resto della mia vita ho incontrato molte persone che mi hanno dato tanto, ma fare alcuni nomi vorrebbe dire non farne altri, e non mi sembra giusto.

 

Alberto Traversi - 0618 Project 2

 

Qual è il progetto che ti ha permesso di crescere di più in questi anni?

Ho sempre lavorato tantissimo su me stesso ben sapendo che chi sa solo di musica non sa niente di musica. Non vorrei essere troppo warholiano in questo senso, ma il mio più grande progetto è ancora la mia vita stessa, passata sempre a studiare, ricercare, leggere, viaggiare, scrivere, provare e, perché no, anche fallire. I progetti non si contano e a livello musicale hanno sempre spaziato tra generi e proposte diverse. Oggi penso di aver trovato quantomeno una strada unica da percorrere che poi è una sorta di quello che già facevo da bambino, insomma una specie di chiusura del cerchio. Nel mio percorso compositivo cerco di unire le anime che più mi stanno a cuore cioé l’elettronica di ricerca, che passa anche attraverso a una certa dance di matrice techno, e l’arte compositiva classica, neoclassica e contemporanea. I progetti recenti che più di tutti hanno rispecchiato questa mia crescita sono stati senz’altro le mie collaborazioni con alcuni stilisti e coreografi di contemporaneo. Mi viene da citare in particolare tutta la lungimirante crew che sta attorno al marchio Luisa Beccaria e Stefania Ballone, coreografa con cui collaboro da tempo e che sarà con me anche per 0618. La danza, l’arte contemporanea e la moda sono tre realtà fortemente pervase da questo senso d’innovazione legato non solo alla musica.

 

Alberto Traversi - 0618 Project 3

 

Qual è l’obiettivo che ti si è posto progettando “Spiral 0618”? Che emozioni vuoi suscitare nel pubblico?

I grandi artisti sono quelli che creano mondi. Ti potrei fare mille esempi, Tolkien con la Terra di Mezzo, Hugo con i Miserabili, Wallace con Infinite Jest, Proust con la Recherche, Wagner con il Ring, ma anche Lucas con Star Wars, Larry Clark e poi ancora Van Eyck, Rothko, Kiefer, insomma è chiaro. Io con 0618 ci sto provando, e con me ci sono il creativo Sergio Menegale, teorico del progetto, e tutto uno staff di 25 e passa persone da me riunite in cui sono compresi coreografi, ballerini, registi, videoartist, programmatori, costumisti, designer, illustratori, truccatori e visionari vari. 0618 lo vedo ambientato in un futuro prossimo, potrebbe essere il 2358, giusto per dar voce anche alla sequenza di Fibonacci che molto ha a che fare con il progetto. Un futuro che ha le sue musiche, i suoi precisi colori, che immagino in una tavolozza di toni che spaziano dal nero al grigio al greige al bianco sporco, i suoi outfit, il suo taglio fotografico, i suoi modi di comunicare, ma in cui i sentimenti e le emozioni rimangono pressappoco quelli di sempre.

 

Alberto Traversi - 0618 Project 4

 

“Spiral 0618” è progetto molto complesso. Quali sono le forme d’arte che lo compongono e come interagiscono tra loro?

Con la musica e la mia performance live, in primo piano per ora ci sono la danza e la videoart. Il progetto però ha una forma aperta, la stessa musica e tutte le collaborazioni prevedono un evolversi quasi biologico. 0618 è una creatura multiforme che cresce e si sviluppa attraverso tutti gli artisti con cui entra in contatto. Allo stesso modo la performance è concepita per potersi svolgere con accorgimenti site specific in qualunque luogo, dal teatro alla fabbrica dismessa al giardino all’italiana alla galleria d’arte. Per completare il tutto, già nel prossimo futuro, all’interno del plot narrativo saranno implementati accorgimenti tecnologici che coinvolgeranno anche il pubblico al fine di raggiungere un’interazione totale. Ecco, interazione è la parola più corretta per descrivere il rapporto tra tutti gli elementi che formano il progetto.

 

Alberto Traversi e Lara Montanaro - Spiral 0618

 

La tua conoscenza musicale è sconfinata. Quali consigli daresti a chi vuole intraprendere un percorso nel mondo della musica?

Mi hanno raccontato che Giorgio Gaber pungolato da un ragazzo pronto a intraprendere la carriera di attore gli disse: “Non preoccuparti se non c’è lavoro, tu continua a fare”. Ecco, questo a parer mio è lo spirito giusto per affrontare una carriera in campo artistico. Sono momenti duri, ma il non fare non porta a niente. Lo spirito di creare una struttura come Spiral che sta alla base del progetto 0618 è proprio questo: dare voce a gente che ha in sé il fuoco sacro dell’arte, artisti veri cha hanno da dire a prescindere da tutto. Fare vuol dire anche studiare, imparare una tecnica, aggiornarsi sempre, essere curiosi e tenere la mente aperta. Qualcuno ha detto (c’è chi lo attribuisce a Edison chi a Hemingway) che il genio è 1% inspiration e 99% perspiration. Il succo è che bisogna mettersi in testa che l’arte a suo modo è disciplina e fatica. Poi, come per gli scrittori è importante leggere e per i cuochi assaggiare pietanze, per un musicista è importante ascoltare. Sempre e di tutto. Io non ricordo nessun momento della mia vita a cui non fossero associati musiche o suoni. E ancora oggi non riesco a pensare ad attimi senza musica. Solo, nel mezzo del niente e senza niente addosso, ascolto il vento, batto le mani e canto.

 

 
 

ALBERTO TRAVERSI presenta SPIRAL 0618 at HYPERMUSIC VISION w/ LINDSTRØM – FREE ENTRY w/ RSVP
Sabato 28 Febbraio 2015 – FABRIQUE (Milano)