La carriera di un artista nasce e si snoda nei modi più disparati. Dario Maglionico da Napoli, ad esempio, arriva a Milano per intraprendere il corso di laurea in ingegneria biomedica presso il Politecnico ma dal 2006 inizia a frequentare parallelamente la Scuola degli artifici presso l’Accademia di Belle Arti di Brera.

Le sue opere sono una concretizzazione delle evanescenti forme ed ombre della memoria, una trasposizione grafica iper-realistica di un ricordo che altrimenti andrebbe sfumato.

Da studente del politecnico mi sorge spontanea una domanda: come hai fatto a passare da una formazione così specifica e tecnica a una professione di questo tipo?

Credo che il passaggio non ci sia mai stato perché le due cose hanno sempre convissuto in me e perché forse non riesco a considerarla, fortunatamente, una vera professione ma una passione di cui non posso più fare a meno. La pittura fa parte di me, è diventato un bisogno imprescindibile.

Dario Maglionico, Cura (Giacomo e Giulia), Dittico, 2012, olio su tela, 90 x 137 x 2

Da cosa dipende il tuo stile così crudo e a tratti grottesco?

Mi piace ritrarre la realtà che mi circonda senza sovrastrutture e costruzioni troppo umane. Miro all’essenza dei soggetti che ritraggo. È forse la realtà che risulta spesso cruda e grottesca.

Dario Maglionico, Simona, 2012, olio su tela, 1250x165cm

Nella maggior parte delle opere si trovano rappresentazioni anatomiche in molteplici forme e pose. Che cosa ti attira nel corpo umano? Cosa invece ti repelle?

Mi attira la complessità anatomica del corpo umano, la carne e le ossa che si nascondono sotto la pelle deformandola, la luce e l’ombra che l’accarezzano. Non ho repulsione verso nessuna parte del corpo, al contrario rimango spesso affascinato dalle irregolarità e dalle deformazioni.

Dario Maglionico, Oscar, 2011, olio su tela, 120x80cm

Cosa credi sia importante cercare attraverso l’arte?

L’arte deve essere piena espressione della persona, esiste solo nel rapporto sincero tra l’artista e la sua opera. Solo così potrà funzionare.

Dario Maglionico, Gio, 2012, olio su tela, 60x231cm

Hai accennato di trarre ispirazione dai tuoi ricordi. Ci sono sogni e/o incubi che hanno influenzato il tuo lavoro?

Più che ispirarmi ai ricordi diciamo che cerco di riprodurre la realtà scomponendola per poi ricomporla mentalmente. Non sogno spesso e raramente quando mi capita riesco a ricordarlo, ma da qualche parte sepolti nel mio cervello ci saranno e forse in qualche modo mi influenzano.

Dario Maglionico

Per vedere altri lavori di Dario visitate il suo sito www.dariomaglionico.com

Andrea Tata

Sabato 26 gennaio 2013 @ WOMADE #5
CHIOSTRI di SAN BARNABA
Via San Barnaba 48 – MILANO (P.ta Romana)