Rigore e colore: ISABELLA VACCHI

Rigore formale e uso del colore sono due concetti che difficilmente riescono a convivere, ma osservando gli scatti di Isabella Vacchi l’impresa risulta largamente riuscita.

Francese di nascita, bolognese d’appartenenza e ultimamente milanese d’adozione per i suoi studi di Fotografia presso lo IED, il lavoro di Isabella si ramifica attraverso molteplici soggetti caratterizzati dalla forma espressiva comune dello still life.

La sua ultima impresa si chiama FOODTONE, in cui analizza il mondo del cibo e dei suoi colori attraverso una serie di composizioni.

 

 

Come nasce FOODTONE?

Il progetto FOODTONE nasce dal connubio di due grandi passioni: la fotografia di food e il colore. La colorimetria, la classificazione dei colori e, più semplicemente, l’infinita varietà di colori esistenti: tutto ciò mi affascina moltissimo. A partire da palette Pantone preesistenti, basandomi sulla sensazione che esse evocano, ho progettato a creato cinque immagini di food, ciascuna riferita ad un particolare momento della giornata, dalla colazione alla cena. Quindi, ho deciso di presentarlo proprio come fosse un blocchetto di palette Pantone: ho realizzato un foro nell’angolo sinistro delle tavole e le ho unite tramite un anello.

 

 

Come ti sei avvicinata al mondo del food?

Innanzitutto vengo da Bologna e sono sempre stata orgogliosa della sua fantastica cucina: tortellini in brodo e tagliatelle al ragù sono la vera libidine! Così, quando ho indirizzato il mio percorso fotografico verso lo still life sono arrivata a scoprire anche la fotografia di food: l’aspetto più incredibile di questo settore fotografico è la capacità di estendere la fotografia anche agli altri sensi. Una fotografia di food ben riuscita è quella in grado di far venire l’acquolina in bocca!

 

 

Che ruolo ha il cibo nel tuo lavoro? E nella tua giornata?

Più che il soggetto della mia comunicazione, il cibo nell’immagine diventa per me strumento. Amo la composizione e il cibo mi permette di metterla in atto. Nonostante ciò impiego molta attenzione per valorizzarlo: piccoli accorgimenti sono fondamentali per mantenere il cibo esteticamente gradevole e invitante.
Sono una golosa e a certe cose proprio non riesco a resistere (anche se poi me ne pento). Purtroppo però le diete non fanno per me, perché il cibo ha un grande ascendente sulla mia persona: mangiare qualcosa che mi piace può cambiarmi l’umore in positivo e viceversa.

 

 

Parlando più nello specifico del tuo lavoro, i soggetti sono di ogni genere ma mai esseri umani. È una scelta precisa o casuale?

L’assenza di esseri umani nel mio lavoro deriva direttamente dalla mia netta predisposizione al lavoro individuale e meditativo, che va a scontrarsi irrimediabilmente con l’avere davanti un soggetto umano: per questo ci vuole velocità nell’agire, poco tempo per la progettazione e anche una buona capacità di tenere viva l’attenzione del soggetto e interagire con esso. La mia indole mi spinge in un’altra direzione: attenzione al dettaglio, cura nella preparazione del set e soprattutto calma sono le mie linee guida di lavoro.

 

 

Definisci il tuo stile in 3 parole.

Il mio stile può essere descritto con 3 sostantivi precisi: pulizia, geometria, sintesi.

 

 
Andrea Tata